Il blitz della ex direttrice dell'Agenzia delle entrate che si auto-nomina vice. Prima che arrivi il successore

Nonostante i riconoscimenti, Rossella Orlandi non viene riconfermata alla guida dell'ente. Lei rifiuta una consulenza al Tesoro e va al contrattacco

Redazione Tiscali

L'Agenzia delle entrate ancora sulle prime pagine. L'ente che gestisce le entrate fiscali dello Stato continua a far parlare di sé per quello che appare, con ogni evidenza, un braccio di ferro estremo tra il governo e la direttrice generale uscente, Rossella Orlandi. Dopo cinque anni di onorato lavoro, con riconoscimenti bipartisan sull'efficacia della sua azione di contrasto all'evasione fiscale, infatti per la dirigente arriva il benservito dal governo Gentiloni (e del ministro Padoan). Che, al suo posto, ha nomiato il "renzianissimo" Ernesto Maria Ruffini. Lei, che pure all'ex premier deve il salto dall'Agenzia toscana a quella nazionale, sembra non l'abbia presa affatto bene. 

Ma non si perde d'animo e, come la legge le permette, rifiuta un incarico di consulenza al ministero del Tesoro proprio nel campo dell'evasione fiscale e decide di rimanere all'Agenzia delle entrate come dirigente. Poi sabato il colpo di scena: Orlandi riunisce il "Comitato di gestione" dell’Agenzia delle Entrate, un organismo di vertice presieduto dalla stessa direttrice uscente - il cui mandato scade oggi - e formato da sei persone (due alti funzionari dell’Agenzia in pensione, esperti esterni, la responsabile dell’ufficio legislativo dell’Economia).

"L'auto-nomina"

E' qui che Orlandi si fa nominare vice direttrice generale, con la competenza sul Territorio, il catasto, nonostante la prassi voglia che il comitato si riunisca dopo l'insediamento del nuovo direttore. Orlandi va a occupare insomma la casella lasciata libera da Gabriella Alemanno, sorella dell'ex sindaco di Roma Gianni, dimessasi dopo essere stata rinviata a giudizio per abuso d'ufficio.  

Un blitz in piena regola

L'atto della ex direttrice non è certamente passato inosservato. Ed è presumibile che non sia piaciuto al "mio amico Ernesto" (come ironicamente lo il Corriere della sera chiama Ruffini) che in questi giorni dovrebbe vedersi perfezionata la nomina che, dopo l'acquisizione da parte di Padoan del parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, dovrà attendere il decreto del Quirinale e il visto della Corte dei conti. Per quanto riguarda Orlandi invece, che a 60 anni è ancora lontana dalla pensione, con la sua auto-nomina rimane ancora nell'Agenzia a cui è approdata anni fa per concorso e in cui ha realizzato tutta la sua carriera. Orlandi rimane insomma un'altissima dirigente pagata non molto meno del tetto di 240 mila euro all'anno.

L'arrivo di Ruffini - che per il momento non commenta - potrebbe rimettere in discussione le carte o aprire un altro capitolo delle vicende border line in cui si è trovata l'Agenzia delle entrate nei mesi scorsi. La più eclatante è stata la sentenza della Corte costituzionale del 2015 che dichiarava illegittime le nomine a "dirigente" di ben 787 funzionari dell’Agenzia delle Entrate su poco più di mille, nominati senza aver sostenuto un pubblico concorso.